Lo smartworking e la nuova gestione degli spazi lavorativi post pandemia

27Gen, 2021
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La pandemia sanitaria ha generato nuove visioni occupazionali e nuove prospettive nella stessa gestione degli spazi lavorativi. Le grandi società hanno dovuto rivedere il proprio ruolo commerciale spingendo sulle opportunità che la digitalizzazione offre per ridimensionare la qualità del lavoro. La stessa gestione dello spazio domestico, con l’organizzazione dello smartworking,  è stato oggetto di rivisitazione. E se durante il primo lockdown ci siamo gettati su cibi e attività che ci facessero stare bene, col protrarsi dell’emergenza abbiamo imparato a trovare  un nuovo equilibrio tra lavoro e famiglia. Una nuova modalità per svolgere la propria attività lavorativa. Una questione che tantissimi professionisti e aziende si sono ritrovati ad affrontare. Il lockdown ha imposto repentini cambiamenti. Lo smartworking si riferisce ad una diversa organizzazione del lavoro subordinato. Non si tratta solamente del lavoro che si svolge da casa ma di ripensare il lavoro in modo intelligente tagliando i vincoli che convenzionalmente si dedicano alla propria professione a riguardo di spazi e tempi. Chi lavora con questa nuova modalità, infatti, non è un solo un freelance o un lavoratore da remoto, lo smart worker è considerato come una nuova filosofia manageriale che si presume sia in grado di riorganizzare il tempo, gli spazi e gli strumenti per compiere le proprie mansioni. E’ un concetto che nasce dall’esigenza di lavorare in maniera più produttiva e, allo stesso tempo, conciliare la vita privata raggiungendo un equilibrio tra le due sfere. Per procedere in tale direzione è necessario attuare una digitalizzazione seria e concreta della realtà occupazionale del nostro presente.

Le nuove tecnologie digitali saranno “order qualifier” per competere sul mercato abilitando, in un contesto di distanziamento sociale, una maggiore efficienza operativa  e garantendo una maggiore portata commerciale (si pensi ai  nuovi canali di vendita in linea con le nuove abitudini di spesa dei consumatori). Il trinomio economia ambiente società diventerà ancora più trainante nella definizione di nuove strategie aziendali. Da una ricerca di Deloitte emerge come già prima dell’emergenza circa 1 azienda su 2 vedeva la sostenibilità e la tecnologia come elemento differenziante e di vantaggio competitivo, e i dati pubblicati a inizio 2020 dall’ ISTAT, relativi al censimento delle PMI, confermano questo trend. Rivedere gli spazi sociali e fisici del proprio lavoro diviene una necessità come introdurre logiche di welfare aziendale a beneficio dei dipendenti della società. Nel corso del 2020, il  70% delle PMI ha dichiarato di essere impegnata in azioni volte a migliorare il benessere lavorativo del proprio personale attraverso una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro o di buone prassi legate allo sviluppo professionale ( come la progressione economica, la crescita formativa e la formazione continua del personale in tema di innovazione e digitalizzazione) e di fianco a tale azione, assume poi sempre maggiore rilevanza il peso della “azione civica” verso la collettività del territorio in cui l’impresa opera. Lo spazio diventa un fenomeno da affrontare con una nuova visione che affianca digitale, sostenibilità e rispetto per tutti gli individui della società.

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